venerdì, 09 luglio 2010

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mercoledì, 09 giugno 2010

ROMA PRIDE 2010: NOI NON CI SAREMO.

ROMA PRIDE 2010: NOI NON CI SAREMO.

 

A Roma, negli ultimi mesi, sono accadute cose talmente sconcertanti e

rilevanti in merito al Pride della Capitale del 2010 da indurre molte

Associazioni, gruppi  e singoli/e ad una riflessione comune, avvenuta

nella sede del Circolo Mario Mieli in tre riunioni molto partecipate e

ricche di diversità.

Dopo un’ ampia analisi della situazione politica attuale del

movi1111mento lgbtiq e dei fatti di Roma, le Associazioni, i gruppi, i/

le singoli/e che sottoscrivono questo documento hanno deciso di non

aderire a Roma Pride del 2010, per ragioni sia di metodo sia di

sostanza politica, che riassumiamo con poche righe non esaustive ma

indispensabili.

Il comitato che organizza e promuove il Roma Pride, costituito alla

fine da sole quattro associazioni romane, ha effettuato una serie di

operazioni, da aprile ad oggi, tali da impedire modalità di

costruzione condivisa. Prima sono stati contestati i Pride precedenti

e si è richiesta una nuova entità organizzatrice a ridosso

dell’evento, invocando maggiore collegialità ma estromettendo dalla

costruzione tutte le realtà non della Capitale, per la prima volta dal

1994. Poi si è perpetrata una messa in scena di falsa democrazia

attraverso il passaggio di due brevi workshop di proposizione di idee

sotto  la guida  di una psicoterapeuta, delegando poi le decisioni

sostanziali a piccoli gruppi di lavoro scollegati fra loro.

Successivamente si è spostata la data dell’evento dal 12 giugno al 3

luglio, incomprensibilmente verso un periodo più infelice per la

partecipazione e contro una decisione assunta a febbraio durante un

incontro nazionale di  movimento  a Napoli, questo mentre i gruppi di

lavoro in teoria dovevano ancora decidere in raccordo fra loro.

Analogamente l’ufficio stampa ha scelto e resi pubblici slogan, data e

logo prima che si pensasse a quale dovesse essere l’essenza del

documento politico da stilare, capovolgendo la logica di qualunque

manifestazione esistente. E via discorrendo, con tante e tali “novità”

di cui via via si prendeva atto senza alcun vero confronto politico. E

potremmo continuare. Un Pride che si autoproclamava “di tutti” è

diventato nei fatti di pochi, in particolare di sole quattro sigle.

Si è perpetrata una involuzione sostanziale dei contenuti politici, a

partire dallo slogan e dal comunicato stampa di annuncio della

manifestazione: questo Pride trova la sua rivoluzione nei i baci e

nell’affettività, cioè in quanto di più blando e generico esista, con

la sconvolgente amnesia delle pietre miliari e quarantennali delle

lotte di movimento lgbtiq, ovvero orgoglio, liberazione, visibilità,

autodeterminazione, sessualità, lotta per i diritti, laicità etc. Si è

compiuta inoltre una regressione culturale di cui forniamo solo alcuni

degli innumerevoli esempi: la rinuncia alla politica costruendo un

Pride che passa attraverso una psicoterapeuta; la perdita dell’uso del

femminile nel linguaggio; l’irrilevanza della questione transessuale

(persino nella esiguità impressionante di persone trans nel comitato),

salvo talune richieste di specifici interventi normativi nella

piattaforma rivendicativa più lunga della storia, talmente tecnica da

sembrare una tesina da giovane avvocato lgbtiq; l’uso smodato del

vittimismo; la ossessiva  e plumbea richiesta di supporto di polizia e

telecamere; la perdita del senso della storia e delle indubbie

conquiste sociali e culturali ottenute dal movimento; l’idea che le

Associazioni hanno fatto il loro tempo e devono fare passi indietro,

salvo poi dirigere il tutto attraverso poche persone che nelle

Associazioni ci stanno da decenni o ne hanno attraversate parecchie, e

magari militano anche nei partiti; l’uso spregiudicato delle vicende

di cronaca di transfobia e di omofobia, ignorando le prime e

strumentalizzando le seconde come spot davanti ai media, magari

appropriandosi anche di iniziative altrui (vedi la fiaccolata

organizzata da We Have a Dream il 30 maggio scorso), rilasciando

dichiarazioni alla stampa e appiccicando cartelli con il logo del

“proprio” Pride sul petto di chi ha promosso, dietro alla sola

bandiera rainbow, una manifestazione di solidarietà e di risposta agli

episodi di violenza. E potremmo continuare.

Si è sostanziata una marginalizzazione delle realtà lgbtiq di area

culturale di sinistra e si è proposto un indistinto qualunquismo

politico, basandosi su un progetto ipotetico di trasversalità che

vuole andare a tutti i costi a scovare una sensibilità della destra

italiana verso le tematiche gay, lesbiche e transessuali che nella

realtà non esiste, se si escludono rare e in fondo doverose

estemporaneità istituzionali o amministrative. Si è arrivati a

preoccuparsi più della questione della necessità e volontà di cercare

sponde a destra, anche in quella cosiddetta "estrema", che coinvolgere

nel Pride i collettivi universitari e non, i centri sociali, le

femministe, i partiti, i sindacati, le Associazioni che si occupano di

diritti umani, le radio e le televisioni che aprono al territorio, i

testimonial sensibili, migliaia di cittadine e cittadini comuni che

nel Pride hanno visto negli ultimi anni un momento essenziale per

stare insieme con consapevolezza e gioia, reagendo all’involuzione

politica e sociale del nostro Paese. Ci si è naturalmente preoccupati

di non dimenticare nel documento politico la parola antitotalitarismo,

affinché la parola antifascismo non rimanesse sola ed inequivocabile.

C‘è talmente più realismo del re, che ci si preoccupa di evitare

qualunque possibile polemica con l’amministrazione di turno (comunque

guarda caso di destra), risolvendo persino le questioni politiche con

un semplice e docile “ci ripensi” rivolto al sindaco Alemanno, che si

dichiara contrario ad una legge contro l’omofobia e la transfobia  E

potremmo continuare.

Ma ci fermiamo nell’elencazione dei vari motivi che ci allontanano da

questo Pride non perché non  ve ne siano altri, ma in quanto riteniamo

che quelli esposti siano già sufficienti per spiegare un atto così

serio ed inedito da parte nostra.

Ci sentiamo orfani/e quindi di un appuntamento vero, vitale,

condiviso, ricco e coinvolgente quale è stato fino ad oggi il Pride

romano, significativo per tutta la comunità lgbtiq italiana e per la

città di Roma. Non riusciamo in nessun modo a riconoscerci in nulla di

ciò che Di’Gay Project, Arcigay Roma, Gaylib Roma e Azionetrans,

ovvero il Comitato del Roma Pride 2010, hanno realizzato a testa bassa

sino ad ora, senza nemmeno un attimo di ripensamento. Quindi con

dolore immenso non aderiamo al Pride, con  la scelta condivisa che

ogni Associazione firmataria, se vuole, possa trovare liberamente

proprie modalità di presenza per i propri associati e prendiamo le

distanze dall’atto di destrutturazione metodologica, politica e

culturale che si è perpetrato ai danni di un appuntamento da sempre e

da tutto il movimento italiano sentito e ritenuto importantissimo . Ci

aspettavamo da parte del comitato un qualche momento di consapevolezza

del crescente sfaldamento, soprattutto dopo le continue critiche

piovute da ogni dove e dinanzi al progressivo rimanere da soli. Non

c’è stato nulla, non si capisce se per incapacità politica e

inesperienza, o per la precisa volontà di provocare una spaccatura nel

movimento. Noi vogliamo invece ristabilire modalità serie di coesione

e fiducia, ribadire contenuti e storia del movimento, rilanciare

percorsi di costruzione politica. Bisogna riattivare un dibattito

vero, ribadendo vigorosamente lo spirito di liberazione di Stonewall.

Su questo solco è quindi indispensabile continuare il percorso sia di

lotte per i diritti e tutele verso coppie e singoli/e lgbtiq, sia di

battaglie più ampie per una società più libera, come quelle contro le

politiche di repressione e strumentalizzazione sui corpi delle persone

trans, di donne e di migranti, contro il pacchetto sicurezza (come non

ricordare i Cie – Centri di espulsione), contro la privatizzazione dei

servizi e dei beni comuni, e via discorrendo. La nostra mancata

adesione è un atto di vera assunzione di responsabilità, l’unico

possibile rimasto: non nel nostro nome tanta pochezza di contenuti,

manifesta incapacità e tanta mistificazione, non nel nostro nome la

ricerca di visibilità di pochi. Non ci sarà da parte nostra nessun

atto se non questo: noi non ci saremo. E non andremo nemmeno a inizio

parata a cercare solo le telecamere per comunicare urbi et orbi la

nostra distanza, come ha fatto in passato chi si è ricordato di amare

tanto il Pride solo quest’anno, che l’ha voluto organizzare a tutti i

costi e a modo proprio. Andremo invece tutti ed tutte a Napoli il 26

giugno, a sostenere un Pride che condividiamo e sentiamo nostro, anche

se la gioia di quel giorno non colmerà il senso di perdita umana e

politica del Pride di Roma, stracciato e mortificato come un pannetto

inutile in mano a pochi in totale smarrimento.

 

ADESIONI
Antagonismo Gay Bologna
Associazione Culturale Gender
Associazione Libellula Trans
Associazione LLI – Lista Lesbica Italiana
Azione Gay e Lesbica Firenze
Circolo Lesbico Drasticamente - Padova
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Circolo Maurice - Torino
Circolo Pink - Verona
Coordinamento Facciamo Breccia
CLR Coordinamento Lesbiche Romane
Collettivo bears of naples
Collettivo di femministe e lesbiche La mela di eva
Coordinamento Trans Sylvia Rivera
Coq Madame
Corpolibero – Coordinamento lgbtiq di Rifondazione Comunista
Desiderandae Associazione Lesbica Separatista - Bari
Fuoricampo Lesbian Group - Bologna
GayRoma.it
Glamorama caffè queer - Bari
Il collettivo tilgbq "Sui Generis"
Laboratorio Smaschieramenti - Bologna
La mela di eva - collettivo di femministe e lesbiche
La Roboterie
Leather Club Roma
Le Ribellule
M.I.T. - Movimento Identità Transessuale
Movimento Omosessuale Sardo
Open Mind Catania
Pantere Rosa- sinistra critica
QueerInAction
REFO - Rete Evangelica Fede e Omosessualità
Rete Agatergon
RETE RAINBOW ROMA - Centro Italia
Subwoofer Bears
Tavolo LGBTQ* Trento
Zeroviolenzadonne.it

PRIMI FIRMATARI
Alessandra Marinucci
Diego Tolomelli
Fausto Perozzi
Marcella Di Folco
Massimo Quinzi
Porpora Marcasciano
Nicole De Leo
Laurella Arietti
Valerie Taccarelli
Massimo Vario
Federica Pezzoli
Paolo Violi
Samuele Benedetti
Ugo Malatacca
Gianluca Manna
Franco Salaris
Manuel Savoia
Saverio Aversa
Mauro Cioffari

ADESIONI PERSONALI
Tatiana Palermi, Beppe Ramina, Anita Sonego, Enrichetta Ripa, Adriana Cremonese, Anna Simone, Layla Buzzi, Roberto Valentini, Serena Marcianò, Francesco Macarone Palmieri, Massimiliano Berardi, Marino Buzzi, Federico Boni, Anna Muraro, Yari Boni, Lucio Di Nardo, Stefano Centonze, Enrico Giordani, Alessia Kirchemajer, Rino Varrasso, Gianna Foschi, Cristina Ibba, Nathou Boumendil, Mariapia Toran, Stella Chessa, Carlo Saccà, Giorgio Morelli, Eleonora Tadolini, Monica Pepe, Simone Franchini, Michele Pisicchio, Diego Carrisi, G.Carlo Girolami, Danilo Torresan, Fabiana Fabbri, Roberto Scrivano, Flavio Mazzini, Massimiliano Ceccani, Fabrizio
Bianchi, Paola Guazzo, Giovanna Nini, Bernardo Luis Viteritti.

 

http://orgogliosamentelgbtiq.blogspot.com/

lunedì, 03 maggio 2010

Gay contro la pedofilia e in sostegno delle vittime.

Manifestazione di sabato 24 aprile a Roma in Piazza SS Apostoli

contro la pedofilia e in sostegno delle vittime.

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 le mie foto

 

per visualizzare tutta la playlist di Federica Pezzoli's Channel

clicca qui

lunedì, 19 aprile 2010

Appello STOP OMOFOBIALESBOFOBIATRANSFOBIA

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Appello STOP OMOFOBIALESBOFOBIATRANSFOBIA

 

12-13 Maggio 2010
Io sono, Io scorro


Identità trans, lesbica e gay in Italia

Facoltà di Psicologia, Università “Sapienza” Roma

Aula Magna

via dei Marsi 78

http://iosonoioscorro.blogspot.com

iosono.ioscorro@gmail.com

 

 

Sono passati più di trent'anni da quando, grazie ai movimenti di sensibilizzazione e protesta di lesbiche, gay e trans, l’APA (American Psychiatric Association) ha depatologizzato l’omosessualità, definendola una variante normale dell’orientamento sessuale. Ma le lotte per ottenere visibilità e diritti non si sono fermate, anzi: numerosi sono stati i successi e i risultati raggiunti. Eppure omofobia e transfobia non sono scomparse: ogni giorno di più, siamo costretti a prendere atto della loro recrudescenza virulenta. Le conquiste ottenute vacillano pericolosamente sotto i colpi brutali dell’ignoranza e dell’odio. Gravissime le discriminazioni sul lavoro (mobbing, licenziamenti senza causa apparente) e l’assenza di tutela giuridica (in Italia non esistono leggi contro l'omofobia e la transfobia) mentre la laicità e i principi democratici dello Stato vengono messi a dura prova dalle pressioni e ingerenze oscurantiste della Chiesa Cattolica (come dimostrano le recenti dichiarazioni del Segretario di Stato vaticano Bertone, che ha insinuato l’esistenza di una relazione tra omosessualità e pedofilia), e di alcune parti del mondo politico, con le loro manifestazioni di piazza (vedi Family Day) e le loro esternazioni sempre più stigmatizzanti a mezzo stampa e TV. Mentre nelle strade, nelle scuole, nelle case, dilaga subdolamente la violenza omofobica e transfobica.

Pensiamo che in Italia ci sia innanzitutto un problema di natura culturale, per questo siamo convinti che il cambiamento debba partire da qui, dall’Università: luogo in cui cultura, politica e scienza si incontrano. E crediamo che, in seno all’Università, il ruolo trainante debba essere assunto proprio dalla Psicologia, scienza che più di tutte conosce i traumi della violenza e della discriminazione. È urgente che dal nostro settore accademico si levi una condanna decisa contro le teorie ascientifiche alla base delle cosiddette terapie riparative tramite le quali si cerca di “curare” l’omosessualità, partendo dall’assurdo (e da tempo rigettato) presupposto che essa sia una malattia.

Ecco perché abbiamo organizzato un convegno, il 12 e 13 Maggio presso la facoltà di Psicologia della Sapienza, sui temi di omosessualità e transessualismo, omofobia e transfobia.

Vogliamo dare vita a un evento di formazione e conoscenza, perché è dalla consapevolezza che nasce la lotta.

CHI CHIEDE all’Università insegnamenti e studi su genere, orientamento e identità sessuale, CHI SI OPPONE ad ogni tipo di terapia riparativa, CHI ASPIRA ad un vero cambiamento culturale che miri al benessere delle persone lesbiche, gay, transessuali e intersessuali, SOTTOSCRIVA QUESTO DOCUMENTO E LO DIFFONDA (basta mandare una mail a iosono.ioscorro@gmail.com con oggetto: stop omofobia).

 

La segreteria organizzativa del Convegno

 

fonte: http://iosonoioscorro.blogspot.com/p/appello-stop-omofobialesbofobiatransfob.html

 

giovedì, 25 marzo 2010

Salva l'ACQUA

20 Marzo 2010
Manifestazione nazionale a Roma
Per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, biodiversità e clima, per la democrazia partecipativa

 

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Per vedere le foto clicca qui

 

"NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA" - ROMA, 20.03.2010

Manifestazione nazionale: "No alla privatizzazione dell'acqua". Roma, 20 marzo 2010. Video Rassegna

di Federica Pezzoli